mercoledì, 27 ottobre 2004
proverò nostalgia della timbrica degli mp3, del suono del modem che manda il segnale di portante, del rumore della ventola, del ticchettio della testina che legge da un floppy disk, delle icone a sedici colori, delle scritte in americano in sottolineato blu, dell'enorme silenzio che rimane quando tutto si spegne e si sente l'odore di umidità e il grattare dei mostri alla finestra nera.
questo grossolano progresso diventerà la mia folkloristica infanzia, amori miei.
sabato, 23 ottobre 2004
sto pranzando a cucchiaiate di ovomaltina e martini. sarà legale?
venerdì, 22 ottobre 2004
morire da amerikani?
sabato, 16 ottobre 2004
ora, i piedi di nadia puzzano, niente di personale, proprio puzzano, un odore che non fatico ad associare a qualche stravagante formaggio svizzero e quindi mi avvicino con una lentezza che lei forse associa a qualche eccesso di sensualità, e invece è vero e proprio disagio finché sono davanti ad uno dei suoi alluci imperiosi e capisco che l'unico modo che ho di far smettere l'odore del piede è forse quello di lavarlo, ecco penso proprio questa cosa che forse la mia saliva potrebbe purificare il piede, e allora mi infilo l'alluce in bocca, come se fosse un piccolo cazzo, e mi rendo conto che il piede di nadia in bocca è concettualmente un piccolissimo cazzo, la mia natura mi dice che devo comportarmi come se fosse un piccolo cazzo, e così inizio a leccarlo e succhiarlo, tenendolo sempre in bocca, senza mai farlo uscire e sento che lei dice bravo e sento che sotto sotto anche l'odore del piede adesso ha un senso, sono già passato al secondo dito dopo l'alluce che forse ha un nome, tipo illice, che cazzo ne so tanto sono al terzo, poi vado al quarto, e proseguo leccando, e pensando che sto succhiando un cazzo a cinque dita e che -grazie al cielo- non avrò problemi di ingoio.
lunedì, 11 ottobre 2004
D: sono fiera di sentirmi femmina ma
il cosiddetto "coitus" è un metodo
sicuro?
R: il mitico "punto g" non esiste né per
le donne né per gli uomini: ma
cercarlo aiuta.
sabato, 09 ottobre 2004
oggi la mia pipì odora
senza dubbio di quell'a
ltra cosa
deve essere la primavera
o le troppe partite a giantz
mecca citizen kabuto demo
di uno scrittore ho pensato
un bravo scrittore giustamente
sopravvalutato
il nuovo volto panten potrei
essere io così mi hanno
detto
l'ex di beckham masturba un
maiale al reality show e io mi
chiedo se il maiale ha dovuto
simulare
mercoledì, 06 ottobre 2004
Ho trovato sul meraviglioso settimanale dipiù, diretto da quella bella faccia di sandro mayer una bella intervista di irene ghergo a francesca neri e margherita bui. Talmente bella che ho deciso di rispondere anche io, insomma, mutandis eccetera, credo che l'intervista mi calzi a pennello.
Come fai quando devi spogliarti al cinema?
Non è facile. Devi scegliere la fila giusta, buttarti come un rapace sulle sedie umide e odorare quella stoffettina maròn, finché non trovi il sapore giusto, il sapore del cinema e allora sprofondi nei tessuti e ti liberi di camicia e pantaloni, scarpe e calzini, o almeno apri la bottega dei pantaloni, a seconda dei casi. Il giovedì ad esempio è un dramma.
Facciamo un passo indietro. Da ragazza come hai vinto i primi imbarazzi riguardo al sesso?
Sono stato ragazza solo per una mezz'oretta e non mi è piaciuto. Niente di personale, ma non ho l'attitudine.
Come vivevate quella esperienza, tu e i tuoi coetanei?
Ricordo dettagliatamente che c'era una gran movimento di gente che in realtà era seduta per terra, era come una preghiera di gruppo, anche se si evitava di guardarci negli occhi. A volte si faceva a gara.
Sei mamma di una bambina, Ana Lou, avuta tre anni fa da Claudio Amendola. Come ti comporterai con lei quando sarà grande?
Ah Amendola (sospiro). Beh, non sapevo di Ana Lou, ma sono pronto a prendermi le mie responsabilità.
Veniamo a un'altra "prima volta", quando hai dovuto mostrarti nuda per lavoro...
In pratica avevo lavorato per un mese in questo ufficio e il tipo alla fine del mese mi ha detto che però mi pagava in nero, e ha sorriso e ho visto che nei suoi occhi un po' vitrei (il tipo era polacco) il riflesso del mio corpo e mi sono reso conto che ero completamente nudo, nel senso che potevo solo annuire e annuii.
Ora ti butti come produttrice con "cento colpi di spazzola", il diario rovente di una ragazzina che si fa chiamare "melissa p." e che ha venduto oltre mezzo milione di copie. Come la mettiamo con il pudore?
Non lo ha avuto Fazi il pudore, devo averlo io?
Francesca tu arrosisci?
Se mi chiami ancora Francesca sì, scioccona.
mercoledì, 06 ottobre 2004
così quando nadia mi dice che dopo un periodo di grande turbamento, cioé, ha conosciuto questa ragazza navigata, che le ha fatto mettere in discussione tutta la sua vita, e insomma domani me la portava a conoscere, si erano messe a parlare una sera e l'altra le aveva detto che lei (nadia) era proprio una ragazza che dietro una apparente maschera di durezza nascondeva una fragilità di chi ha bisogno di un abbraccio anche caldo, cioé cazzo tutto vero parola per parola è proprio così (dice lei), cioé allora si erano ritrovate a limonare sul letto di lei e dopo due ore stavano assieme fisse, come se fosse la cosa più naturale del mondo, capito e io sottoscritto gregorio che ascolto muovo il capo facendo sì sì e le cose che penso sono uno) lesbica; due) che questa sono sei anni che me la voglio trombare e piuttosto si è fatta lesbica; tre) sono in piena erezione il solo pensare il visino da camionista mancata di nadia mentre abbassa gli occhi a vedere una ragazza seminuda che le lecca parti di cui ho solo sentito parlare, tutto questo me lo rende duro e incerto, come un mal di stomaco.
"capisco" mento. "eeeee" aggiungo buttandomi indietro sul divano e sperando di non dover fare chiaramente la domanda chiave della serata che è all'incirca una richiesta esplicita di particolari il più scabroso possibile che possa -almeno- farmi godere in differita. "maaaaa -riprendo- come è stato?" e faccio un gesto vago nell'aria.
"bello" dice lei e mi sorride e io sorrido a lei e dico, sì sì bello, e sorseggio ancora il centerbe, bello bello. ma bello come?
nadia alza il sopracciglio e io metto le mani avanti, e spiego cioé non voglio una descrizione esplicita dei particolari il più scabroso possibile, no no.
"però?" chiede lei.
"aiuterebbe" ammetto chinando la testa. sono curioso come una scimmia, vorrei sapere ogni cosa, anche la più schifosa.
nadia ride e dice che non mi dice un cazzo, che sono cazzi suoi, incredibili quanti cazzi le fioriscono in bocca, dall'interno all'esterno.
rimango zitto, sono un po' offeso.
nadia mi guarda e ride e scuote la testa. ci conosciamo dai tempi del desert storm. stasera è un po' stordita dal centerbe e da una canna i cui resti sono anneriti sul pavimento.
"allora" inizia nadia, e mi dice che per iniziare la sua amica si è messa a gattoni.
"a gattoni" faccio io sedendomi meglio e passando rapidamente una mano in tasca per mettere bene il coso in modo che indurendosi non si tiri dietro i peli.
"a gattoni" conferma lei. e poi aggiunge "fallo"
"fallo" ripeto io senza capire, e mi fisso il cavallo dei pantaloni.
"fallo imperativo, gregorio, mettiti a gattoni" fa lei alzando gli occhi al cielo.
"ah" dico io, resto un secondo ad aspettare che mi dica che scherza, oppure un 'eh ti piacerebbe gregorio', poi visto che non arriva nessun segnale di non coito, poso il bicchierino di centerbe e mi metto per terra, a gattoni.
(...)
martedì, 05 ottobre 2004
siamo stati grandi amanti io e te
non adesso un tempo
pieno di stilografiche e radici
rettangolari con cui
cercavamo di farci male
a parole e per davvero ma
i nostri dialoghi amorosi
sono nati sotto una buona
stella che -vedi- brilla ancora
da dieci anni e un'ora e mezza
domenica, 03 ottobre 2004
eravamo io e petrarca
a leggere le nostre cose
e tutti e due da prime
donne simulavamo
(diciamo che sul palco
il fatto che ci fai
fa solo bene
è fuori dal palco
che è brutto farci)
come ho detto a clarabella
"finito tutto non ho avuto
la faccia tosta di lasciargli
i miei libricini di poesie e
lui non ha avuto il buon gusto
di chiedermeli".
ecco da petrarca mi sarei
aspettato il buon gusto
piuttosto che l'amor proprio.